Imu prima casa: devo pagarla anche se l’immobile è disabitato?

Imu prima casa: devo pagarla anche se l’immobile è disabitato?

DOMANDA

Buongiorno,

pago l’Imu di una casa che mi è stata donata da mia madre che si trova in un paese dove non risiedo. La casa non è abitata da nessuno. Nel paese dove risiedo io vivo in una casa in affitto. Vorrei sapere se mi spetta un’agevolazione per il pagamento dell’Imu.

 

RISPOSTA

Gentile lettrice,

ai fini dell’applicazione dell’Imu l’abitazione principale è l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

Di conseguenza per qualificare un immobile come abitazione principale è necessario che il contribuente, allo stesso tempo, dimori abitualmente nello stesso e vi abbia la propria residenza anagrafica.

Nel caso in cui manchi uno dei due requisiti prescritti (la residenza oppure la dimora abituale), l’immobile è assoggettato ad Imu, anche se costituisce l’unica abitazione di proprietà.

Tornando al suo quesito anche se lei possiede unicamente l’abitazione donata da sua madre e vive in una casa in affitto in altro comune, non ha diritto ad usufruire dell’esenzione dal pagamento dell’Imu. Si consiglia di consultare la delibera del Comune in cui si trova l’immobile, per verificare se sono previste delle aliquote ridotte per gli immobili non utilizzati.

Cosa c’è da sapere sull’Imu prima casa

A seguito dei contenziosi che si sono venuti a creare sulle agevolazioni prima casa nei casi in cui i coniugi, proprietari di due abitazioni in comuni diversi, avevano separato le proprie residenze e usufruito per entrambe dell’esenzione Imu, lo scorso anno è intervenuto il Legislatore con il decreto fiscale collegato al Bilancio 2022.

Secondo le previsioni se i componenti del nucleo familiare hanno stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi, le agevolazioni per l’abitazione principale e le relative pertinenze valgono per uno solo di essi, a scelta degli stessi componenti del nucleo familiare.

Questo è valido sia se gli immobili sono situati nello stesso territorio comunale, sia se gli immobili si trovino in comuni diversi.

Successivamente è intervenuta la Corte costituzionale con la sentenza n. 209/2022, la quale ha stabilito che, ai fini dell’esenzione per “abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente”.

La sentenza, ha eliminato il riferimento al “nucleo familiare” andando quindi a rendere inefficaci le precedenti disposizioni normative che avevano eliminato il diritto alla “doppia esenzione Imu” da parte dei coniugi.

Con la suddetta sentenza la Corte costituzionale non ha voluto estendere automaticamente ai coniugi, con residenze separate, il diritto all’esenzione Imu per entrambe le loro abitazioni, ma limitarla a quei casi in cui i due coniugi ne avevano effettivamente diritto.

Nonostante la citata sentenza, è da ritenere che i comuni possano comunque effettuare delle verifiche, in caso di doppia esenzione Imu da parte dei coniugi, sostenendo la tesi del comportamento elusivo del cosiddetto “spacchettamento” della residenza. In quest’ultimo caso il  contribuente dovrà dimostrare le proprie ragioni e produrre idonea documentazione.

Gli esperti di 50&PiùCaf che rispondono alle vostre domande sono:
Marco Chiudioni, Stefania De Agrò, Ada Martino, Romeo Melucci, Giuseppe Russo.

Questa rubrica, curata dai nostri esperti fiscali, risponde al quesito più significativo e di interesse generale pervenuto nel corso della settimana.

Il QUESITO della settimana

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